Da quando l'uomo ha mosso i
primi passi sulla Terra non si è mai fermato. Una volta migravamo
per seguire le mandrie e per scovare nuovi terreni coltivabili mentre
oggi migriamo per scappare da guerre e persecuzioni. L'uomo è sempre
stato costretto, in conclusione, a scappare per sopravvivere. Per
questo le proposte di alcuni paesi di erigere muri per bloccare
questa fiumana di sfortunati fanno accapponare la pelle. Ma facciamo
un passo indietro.
I migranti. Chi sono? Che cosa
vogliono? Fa bene ricordare che sono innanzitutto persone, uomini e
donne, anziani e bambini che troppo spesso vengono trattati alla
stregua di animali. Alcuni partono per l'attrattiva che Stati ricchi
esercitano a livello economico e sociale, ma per lo più scappano
dalla guerra e dalla fame. Scappano dalla morte. Sono in molti a non
aver lasciato volontariamente la patria, ma obbligati dalla
possibilità di morire.
Guardando i dati relativi al
2013 raccolti da Eurostat, l'Ufficio Statistico della Comunità
Europea, si nota che gli immigrati nell'Unione Europea provenienti da
paesi non membri sono stati 1,7 milioni. Forse il numero relativo al
2015, non ancora disponibile, è aumentato, ma qualsiasi incremento
non giustifica le proposte delle destre europee di bloccare i flussi
migratori come sta accadendo in alcuni paesi dell'est Europa e non
solo. Mentre Ungheria, Grecia, Bulgaria e di recente la Svezia
costruiscono i loro muri, l'Unione Europea ha accordato con la
Turchia, principale snodo di passaggio dei migranti siriani,
un'offerta di tre miliardi di euro per l'accoglienza e il controllo
dei siriani. La Turchia come una grande frontiera che mette in attesa
i richiedenti asilo prima di entrare in Europa.
Tutto molto bello, direbbe
qualcuno. Se non fosse che la Turchia, nella sua guerra allo Stato
Islamico che imperversa in Siria, bombarda volontariamente anche basi
dei ribelli curdi, sulla carta loro alleati contro l'Is. Se non fosse
che ci sono pesanti accuse nei confronti della Turchia su presunti
rapporti con lo Stato Islamico, economici e militari. Se non fosse,
infine, che il presidente stesso Erdogan ha ricattato l'Unione
Europea minacciando di aprire le frontiere se non avesse ottenuto più
soldi rispetto ai "soli" tre miliardi proposti per un
singolo biennio. Non sarebbe stata una scelta migliore investire quei
"pochi" miliardi negli stati membri, per lo sviluppo di
dogane e centri di accoglienza adatti a trattare i migranti come ciò
che sono, cioè esseri umani? I paradossi dell'età contemporanea non
finiscono mai.
Fa scalpore anche la legge
approvata dalla Danimarca il 26 gennaio di quest'anno che prevede il
sequestro dei beni dei migranti per una somma pari a 1350 euro, per
ammortizzare le spese dell'accoglienza. La proposta, prima di essere
approvata, fu già adottata in Svizzera dove i richiedenti asilo sono
inoltre obbligati, se intenzionati a rimanere, a versare il 10% del
loro stipendio per dieci anni, fino al raggiungimento della quota di
circa 13.700 euro. Mosse politiche che non solo si aggiudicano il
favore di grosse porzioni di popolazione autoctona, ma soprattutto
disincentivano le migrazioni verso quegli Stati, obbligando gli altri
a sforzi più onerosi ed impegnativi che sarebbero più facilmente
affrontabili se suddivisi equamente.
Chi costruisce muri di filo
spinato, chi di regole ingiuste ancora meno valicabili. Ma sappiamo
che questi provvedimenti non bastano a fermare i flussi. I problemi
più gravi da risolvere sono in quelle zone di guerra, ormai
disabitate, dove molti vorrebbero fare ritorno ma non possono. Gli
aiuti umanitari addirittura faticano ad arrivare nelle città siriane
assediate, e quando arrivano sono spesso insufficienti.
I problemi dei migranti non
finiscono però una volta entrati nell'Unione Europea. Chi tra i
richiedenti asilo è stato accettato deve fare una scelta. Restare
nei centri di accoglienza allo sbando, stracolmi, oppure scappare e
cercare fortuna all'esterno della lentissima ruota burocratica
europea. Molti scelgono la seconda opzione e decidono di tentare, per
rifarsi un vita e per poter mandare dei soldi ai familiari in patria.
Tutti lavorano in condizioni di estrema povertà, sopravvivendo in
baracche sovraffollate, e capita spesso che siano costretti a vendere
i loro stessi corpi. È la terribile storia raccontata da un
inchiesta de L'Espresso (numero 8 del 2016), che narra le vicende dei
piccoli migranti che, per sopravvivere, si prostituiscono. Ma non in
una città del terzo mondo, bensì a Roma.
Il caso italiano è
sicuramente esemplare nel panorama europeo. Miriadi sono le
associazioni, le onlus e le singole persone disposte ad aiutare altri
esseri umani quali sono i richiedenti asilo. Altrettante sono le
campagne a favore della chiusura delle frontiere, proposte da una
Destra sempre più forte all'insegna di una politica molto
nazionalista ma poco umana e morale. Però ci dimentichiamo troppo
spesso di quando eravamo noi italiani i migranti, gli abitanti del
terzo mondo, e delle condizioni di vita che i nostri nonni hanno
dovuto sopportare, alla ricerca del sogno americano.
Per concludere in bellezza,
vorrei tenermi su questo filo conduttore. Ci siamo scordati chi
eravamo, o abbiamo dimenticato volontariamente come i negazionisti di
stragi ed eccidi? Forse vi siete accorti che non ho parlato di un
pilastro su cui si fonda l'Unione Europea: la zona di libera
circolazione tra i paesi aderenti al Trattato di Shengen. "No
Shengen, No European Union" direbbe George Clooney. Lasciando
perdere che questi accordi prevedevano come conseguenza il
rafforzamento dei confini esterni, credo che la questione sui
migranti debba essere trattata dal punto di vista morale. Le persone
muoiono ogni giorno, e chi riesce a scappare da morte certa ha il
diritto di essere aiutato. E noi abbiamo il dovere civico e morale di
aiutarli. Su questo non transigo. Per questo credo che Shengen sia la
punta, nonché il collante, di un Iceberg che rappresenta l'Unione
Europea. Alla deriva, probabilmente. Ma il vero protagonista della
questione è l'essere umano che attraversa il mare in tempesta per
sopravvivere. Non è una metafora nè un paradosso, è la realtà.
Possibile che la nostra
indignazione non raggiunga le innocenti morti giornaliere di quelle
anime disperate in fuga dalla morte e dal terrore della guerra?
Possibile che noi italiani, tra i primi migranti della storia europea
del secolo scorso, ce ne freghiamo letteralmente di chi oggigiorno è
quello che noi siamo stati in precedenza? Possibile che non si
capisca che prima o poi noi tutti saremo di nuovo migranti senza
speranza, in un mondo che ci ricaccia indietro?
Fonti:
- Articolo de L'Espresso n°8
2016, "Noi, i ragazzi dello zoo di Roma".
-
http://espresso.repubblica.it/internazionale/2015/08/07/news/i-muri-anti-migranti-non-fermano-l-immigrazione-ma-la-orientano-verso-l-italia-1.224780
Sul fatto che erigere muri sia sbagliato, credo ci sia poco da discutere. Immaginiamo per un attimo di trovarci anche noi in quella situazione: cosa chiederemmo? Aiuto, accoglienza. Credo che sia difficile ricevere delinquenza in cambio di gentilezza e pietà, per cui non dovremmo tirarci indietro. L'accoglienza va però regolamentata molto bene, oppure si rischia che le migliaia di persone che arrivano in un Paese senza conoscerne la cultura (e, purtroppo, senza un lavoro o i mezzi per mantenersi) si sbandino. Gli sbandati che non trovano modi per sopravvivere rischiano di diventare delinquenti.
RispondiEliminaEppure, accogliere non è facile. Serve un'organizzazione, non bastano gli spunti personali. Serve che lo Stato sia riflesso del buon senso e della volontà di aiutare queste persone. Come te, credo che tanta gente si adoperi per fare del bene in questo ambito. Noi possiamo chiederci: come migliorare? Abbiamo delle idee concrete per migliorare la risoluzione del problema (a parte, ovviamente, il non mettere i migranti in condizione di dover fuggire dal proprio paese)?
Sicuramente la prima cosa da fare, dopo una prima accoglienza improvvisata, è cercare di risolvere il problema alla fonte. Come nel caso libico però il problema l'abbiamo creato noi, e anche di questo si può discutere.. ma lasciando da parte i sofismi, riflettiamo come hai proposto tu su come potrebbe migliorare il nostro ruolo. Magari a livello nazionale e non del singolo, perché noi da soli possiamo fare poco. Ti propongo qualche idea.
EliminaPrima di tutto in un periodo di crisi economica non è facile gestire una crisi dei migranti come questa, ma sicuramente l' austerità Europea non può risolvere il problema. C'è bisogno di investimenti e collaborazioni.
Se i migranti accolti lavorassero per il bene comune per poche ore al giorno, come giardinieri, spazzini o assistenti nei supermercati, non sbanderebbero nella delinquenza. Le persone oneste sarebbero felici di ricambiare l'accoglienza. Non parlo di lavori forzati ovviamente. Magari dopo un periodo di riposo per il viaggio, dopo esser stati ascoltati e dopo aver parlato con addetti ai lavori, potrebbero addirittura offrirsi volontari per lavori simili (è successo in un paese del Nord Italia di cui non ricordo il nome). Oltre ciò avrebbero diritto anche a ricevere lezioni di italiano, di inglese, di tutto ciò che gli interessa. Ci sono associazioni che se ne occupano già ma non è un sistema molto diffuso.
I migranti sono una risorsa, anche se non è facile gestirli in un periodo come questo. Credo fortemente che riuscirebbero ad integrarsi eccezionalmente in Italia usando un sistema simile, e l'economia potrebbe giovarne.