Il Dovere dello Stato
"Spero
che nessuno, oggi, metta più in dubbio che l'unico fine per cui i
governi sono stati istituiti sia quello di provvedere al bene di
coloro che vi sono sottomessi. La scienza del governo è dunque la
scienza che si occupa della felicità dell'uomo: e tenendo conto che
la felicità si compone di aspetti diversi, possiamo provare a
definire questa scienza come la conoscenza dei mezzi per procurare ai
popoli la più grande libertà, sicurezza, serenità e virtù insieme
alla più grande ricchezza, alla salute e alla forza di cui essi
possano godere simultaneamente."
Cito
integralmente un frammento del testo di Sismonde de Sismondi, del
1803, per introdurre un argomento a me molto caro. Non serve
un'occasione particolare per parlarne visto che la maggior parte dei
governi, ogni giorno, fornisce pretesti per scatenare pure delle
rivoluzioni. In molti siamo a conoscenza delle malefatte della classe
dirigente che, come un antico albero dalle radici molto profonde, e
marce, non casca con nessuna tempesta, quindi non farò nomi.
Sono
passati duecento anni. A distanza di due secoli, le parole
dell'intellettuale francese sembrano scontate. Ed è proprio questa
impressione una colpa grandissima di tutti i cittadini dei paesi
democratici.
Vorrei
spiegare molto banalmente un concetto essenziale per capire i
problemi contemporanei, senza far riferimenti precisi alle teorie di
Locke e Hobbes.
Possiamo
ipotizzare, seguendo banalmente le loro idee, che gli uomini abbiano
stipulato un contratto sociale col fine di garantire a tutti pace,
prosperità e felicità, in modo da evitare la prevaricazione del più
forte sul più debole. Questo contratto dà vita ai governi, il cui
obiettivo dovrebbe essere quello magistralmente illustrato da de
Sismondi. Purtroppo però sono pochi i casi in cui essi si
preoccupano della felicità e del benessere dei cittadini. Sono ancor
meno gli stati che utilizzano tabelle basate sulla felicità delle
persone (unico caso che conosco è l'illuminato Buthan), invece di
usare il reddito medio.
Potremo
parlare anche dei milioni di enti non-governativi, delle tantissime
associazioni e dei singoli cittadini che sopperiscono all'assenza
dello Stato. Ma meglio di no, perchè se parli troppo di chi è più
grande di te potrebbe finire male. Siamo in democrazia, dopo tutto.
Ma
arriviamo al dunque. È il terremoto la causa scatenante di questo
pezzo. Una strage terribile che si poteva evitare. E si doveva
evitare, visto che la nostra penisola ha precedenti importanti. Era
il 23 novembre 1980 e un sisma uccise 2914 persone e ne ferì più di
novemila. Non fu il primo disastro naturale di questo genere, non fu
l'ultimo. Ma ho preso questo come caso esemplare (uno dei tanti) del
malfunzionamento dello Stato.
Era
il 23 novembre 2015 quando a Potenza sono stati consegnati i primi
alloggi popolari agli sfollati di quella catastrofe. Trent'anni
durante i quali alcuni superstiti sono morti, molti altri se ne sono
andati. Qualcuno però ha vissuto nei prefabbricati per tutto questo
tempo, gli stessi fabbricati che dovevano risolvere l'emergenza
abitativa nel breve termine.
Riguardo
il terremoto di Amatrice tutti gli esponenti del governo si sono
impegnati, a parole, a non dimenticarsi dei sopravvissuti. Tante
bellissime parole, visi commossi. Sicuramente erano tutti sinceri.
Però qualcuno è consapevole delle problematiche a cui va incontro
un essenziale progetto di ricostruzione, secondo le normative
anti-sismiche, dei paesi colpiti.
Ho
paura che, quando la terra cesserà di tremare e i corpi verranno
sepolti, i politici si scorderanno di questa brutta storia per
dedicarsi ad altre questioni per loro più importanti. Forse si
dedicheranno all'acquisto di aerei da guerra per contrastare
l'avanzata dello Stato Islamico (come se loro avessero aerei simili).
Forse si intratterranno in viaggi interstellari alla ricerca di
accordi planetari per favorire i commerci tra pianeti (ironicissimo,
vedi TTIP).
Non
so cosa succederà, ma posso predire cosa non succederà. Perchè la
storia, a volte, si ripete, e se si è ripetuta già una volta (vedi
il terremoto dell'Aquila), perchè non potrebbe ripetersi di nuovo?
Lo
Stato deve provvedere a ridare dignità alle vite dei terremotati,
così come deve aiutare chi è in difficolta anche senza essere
colpito da tali calamità. Se questo vuol dire indebitarsi, allora ci
indebitiamo. Se questo vuol dire sacrificarsi, ci sacrifichiamo. Ma
non venite a chiedere il sacrificio del vostro popolo se voi stessi
non volete sacrificarvi. Non venite a dirmi che i soldi non sono
disponibili perchè tutti impegnati a salvare le banche.
Non
osate procrastinare ciò che ha la priorità assoluta, e cioè la
vita delle persone. Non questa volta.
Spero
che in qualcuno di voi, pochissimi scelti, si sia acceso un fuoco
interno. Una fiammella che deve ardere finchè ogni singolo sfollato
di ogni singola catastrofe non troverà un riparo dignitoso e sicuro.
Finchè lo stato non si occuperà del suo popolo, dovremo indignarci
e protestare.
Spero
che voi, cari lettori, riuscirete a condividere questo mio pensiero
con chi arde come noi, arrabbiati per abitare in un paese così bello
e allo stesso tempo abbruttito da una politica nociva a tutti.
Spero,
infine, che le nostre parole non si perdano sulla distesa infinita
dei caratteri del web.
Cosimo