domenica 8 maggio 2016

Una riflessione un po' amara

Una riflessione un po' amara

A poche settimane dal referendum sulle concessioni delle trivelle, tema che probabilmente si raffredderà appena la memoria degli italiani, che sembra più che altro a breve termine, dovrà occuparsi della fine del campionato di calcio, mi piacerebbe tenere viva la fiammella della discussione. Magari strappandovi un sorriso (con un coltello affilato, così non ridete più). Non sullo specifico referendum, ma sulla democrazia in generale. Questa magnifica invenzione dell'uomo, unico essere vivente che ha bisogno di regole scritte per non autodistruggersi, e nonostante tutto ci riesce comunque. Siamo proprio bravi! Applausi grazie.
La democrazia è una "forma di governo in cui la sovranità appartiene al popolo, che la esercita direttamente o mediante rappresentanti liberamente eletti". In particolare è una parola composta che deriva dal greco demos (cioè popolo) unito a kratos (cioè potere). Semplice.
Dopo millenni di guerre mondiali, disastri ambientali, invasioni barbariche e pestilenze l'uomo è riuscito a costruire in molte zone del pianeta delle organizzazioni statali a sovranità popolare. In questi stati gli uomini sono quasi liberi di fare ciò che vogliono (se rientra nei limiti imposti dalla res publica, ovviamente). Fatto sta che oggi il popolo può avere un peso davvero importante sulle scelte politiche del governo. Votare è un diritto ottenuto col sangue, certo, ma con la stessa importanza è anche un dovere.
Una sollevazione popolare potrebbe defenestrare un rappresentante governativo e tutti i suoi consiglieri, se solo lo volesse. Uno sciopero potrebbe durare mesi, i sovversivi potrebbero occupare persino il Colosseo e le poltrone dei parlamentari. Ma tutto ciò non avviene. Non sto istigando alla rivoluzione, ma non escludo che un cambiamento drastico sia, a mio avviso, necessario. Sicuramente il governo nel corso di decenni ha approvato, a fasi alterne, dei tagli alla cultura, promuovendo talvolta la disinformazione, per cui un cittadino si può trovare talmente poco informato da non sapere neanche cosa siano le trivelle. Ma assumiamoci un po' di colpe.

Mi immagino l'italiano medio, Luca Rossi, che il giorno del referendum si alza quando le urne sono già chiuse (alle 23) e dice "vabbè, tanto non serve a niente". E subito dopo ho una visione. Ecco il presidente del consiglio di turno, che, sebbene dovrebbe essere di sinistra, invita i cittadini a boicottare il referendum. Più o meno la sua coscienza dice così: " Mi dispiace ma io so io. E voi non siete un cazzo".
Non è stato raggiunto il quorum, necessario a rendere valido un referendum, e solo il 31% degli italiani è andato a votare. Sono sempre 15.806.788 cittadini, che non sono pochi, ma le loro voci rimarranno inascoltate perché il popolo si è scordato del suo mandato di sovrano. Qualcuno di voi potrebbe dirmi che anche l'astensione è elettorato attivo, e sono d'accordo con voi. Ma sono sicuro che dei 45 milioni di italiani che non hanno donato il loro voto alla causa della "cosa pubblica" solo una infinitesimalmente piccola parte è elettorato attivo. Il resto pigrizia, ignoranza e menefreghismo.


Questo progetto è nato anche come mezzo per rendere più consapevoli le persone, perché la discussione civile porta sempre ad un arricchimento personale. Ci eleva tutti, in qualche modo, ad un gradino più alto. Ed è a questo proposito che ho scritto la presente riflessione, od uno sfogo se vogliamo essere più precisi.
Ho bisogno di sfogarmi per sentirmi libero, per riuscire a credere che non sono ancora in balia degli eventi, dei potenti, delle mode o della pigrizia. C'è la libertà di parola (cosa bellissima) ed ognuno spara cazzate sui social networks. C'è la sovranità popolare (altra cosa eccezionale) e le persone preferiscono andare al mare, "tanto non cambia niente". Perché offendi Gasparri, se tanto non cambierà di certo le sue opinioni? Perché è divertente (lo ammetto, appena dice una cosa stupida in pubblico lo schernisco. Perdono.)
La politica non è un divertimento, anche se spesso sembra una burla. Molti politici sono dei buffoni, e li conoscete bene anche voi. Non partecipare è anche un modo per scaricare le colpe degli insuccessi sugli altri, su chi nella democrazia ci crede ancora. Povero illuso.

In conclusione, vi chiedo cosa ne pensate dell'epoca che stiamo vivendo. Così fortunata e allo stesso tempo così tragica, tra paradossi e problemi strutturali. E perchè no, avete votato al referendum?

Cosimo