Una
riflessione un po' amara
A
poche settimane dal referendum sulle concessioni delle trivelle, tema
che probabilmente si raffredderà appena la memoria degli italiani,
che sembra più che altro a breve termine, dovrà occuparsi della
fine del campionato di calcio, mi piacerebbe tenere viva la fiammella
della discussione. Magari strappandovi un sorriso (con un coltello
affilato, così non ridete più). Non sullo specifico referendum, ma
sulla democrazia in generale. Questa magnifica invenzione dell'uomo,
unico essere vivente che ha bisogno di regole scritte per non
autodistruggersi, e nonostante tutto ci riesce comunque. Siamo
proprio bravi! Applausi grazie.
La
democrazia è una "forma di governo in cui la sovranità
appartiene al popolo, che la esercita direttamente o mediante
rappresentanti liberamente eletti". In particolare è una parola
composta che deriva dal greco demos
(cioè popolo) unito a kratos
(cioè potere). Semplice.
Dopo
millenni di guerre mondiali, disastri ambientali, invasioni
barbariche e pestilenze l'uomo è riuscito a costruire in molte zone
del pianeta delle organizzazioni statali a sovranità popolare. In
questi stati gli uomini sono quasi liberi di fare ciò che vogliono
(se rientra nei limiti imposti dalla res publica,
ovviamente). Fatto sta che oggi il popolo può avere un peso davvero
importante sulle scelte politiche del governo. Votare è un diritto
ottenuto col sangue, certo,
ma con la stessa importanza è
anche un dovere.
Una
sollevazione popolare potrebbe defenestrare un rappresentante
governativo e tutti i suoi
consiglieri, se solo lo
volesse. Uno sciopero potrebbe durare mesi, i sovversivi
potrebbero occupare persino il Colosseo
e le poltrone dei
parlamentari. Ma tutto ciò
non avviene. Non sto
istigando alla rivoluzione, ma non escludo che un cambiamento
drastico sia, a mio avviso, necessario.
Sicuramente il governo nel
corso di decenni ha approvato, a fasi alterne, dei tagli alla
cultura, promuovendo talvolta la disinformazione, per cui un
cittadino si può trovare talmente poco informato da non sapere
neanche cosa siano le trivelle. Ma assumiamoci un po' di colpe.
Mi
immagino l'italiano medio, Luca Rossi, che il giorno del referendum
si alza quando le urne sono già chiuse (alle 23) e dice "vabbè,
tanto non serve a niente". E subito
dopo
ho una visione. Ecco il
presidente del consiglio di turno, che, sebbene dovrebbe essere di
sinistra, invita i cittadini a boicottare il referendum. Più o meno
la sua coscienza dice così: " Mi dispiace ma io so
io. E voi non siete un cazzo".
Non
è stato raggiunto il quorum, necessario a rendere valido un
referendum, e solo il 31% degli italiani è andato a votare. Sono
sempre 15.806.788 cittadini, che non sono pochi, ma le loro voci
rimarranno inascoltate perché il popolo si è scordato del suo
mandato di sovrano. Qualcuno di voi potrebbe dirmi che anche
l'astensione è elettorato attivo, e sono d'accordo con voi. Ma sono
sicuro che dei 45 milioni di italiani che non hanno donato
il loro voto alla causa della
"cosa pubblica"
solo una infinitesimalmente piccola parte è elettorato attivo. Il
resto pigrizia, ignoranza e menefreghismo.
Questo
progetto è nato anche come mezzo per rendere più consapevoli le
persone, perché la discussione civile porta sempre ad un
arricchimento personale.
Ci eleva tutti, in qualche modo, ad un gradino più alto. Ed è a
questo proposito che ho
scritto
la presente riflessione, od uno sfogo se vogliamo essere
più precisi.
Ho
bisogno di sfogarmi per sentirmi libero, per riuscire a credere che
non sono ancora in balia degli eventi, dei potenti, delle mode o
della pigrizia. C'è la libertà di parola (cosa
bellissima) ed ognuno spara
cazzate sui social networks. C'è la sovranità popolare (altra
cosa eccezionale) e le
persone preferiscono andare al mare, "tanto non cambia niente".
Perché offendi Gasparri, se
tanto non cambierà di certo le sue opinioni?
Perché è divertente (lo ammetto, appena dice una cosa stupida in
pubblico lo schernisco. Perdono.)
La politica non è un
divertimento, anche se spesso sembra una burla. Molti politici sono
dei buffoni, e li conoscete bene anche voi. Non partecipare è anche
un modo per scaricare le colpe degli insuccessi sugli altri, su chi
nella democrazia ci crede ancora. Povero illuso.
In
conclusione, vi chiedo cosa ne pensate dell'epoca che stiamo vivendo.
Così fortunata e allo stesso tempo così tragica, tra
paradossi e problemi strutturali.
E perchè no, avete votato al referendum?
Cosimo