Armi, massacri e interessi a stelle e strisce
"Essendo necessaria
alla sicurezza di uno stato libero una milizia regolamentata, il
diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere
infranto."
Questo è il secondo
emendamento contenuto nella Dichiarazione dei Diritti americana,
costituita da dieci emendamenti, tutti approvati poco dopo la storica
Costituzione entrata in vigore nel 1789. Un diritto fondamentale
quindi, per gli americani, di poter portare armi per la sicurezza
dello Stato, enunciato in maniera semplice e chiara, senza
possibilità di interpretazione. Diritto che è entrato nel DNA degli
americani, nonostante non ci siano più le scorrerie dei coloni di
duecento anni fa. Ma facciamo un passo avanti in tempi a noi più
vicini.
Negli ultimi trent'anni sono
avvenute in America 62 stragi, massacri di innocenti da parte di
persone regolarmente detentrici di armi (in totale 142 tra fucili e
pistole). Un piccolo esercito, insomma. I morti non si contano più.
Potrei raccontarvi ogni atto di pazzia, ma non è questo il luogo.
Da anni si susseguono
fiammelle riformiste che vorrebbero limitare l'uso insensato delle
armi. Talvolta si ravvivano dopo ogni "fatto di sangue" ma
tendono allo stesso modo ad estinguersi col passare del tempo. Il
tempo cura le ferite, dicono. Ma non i morti, dico io.
Vorrei citare un discorso
del presidente Obama tenuto pochi giorni dopo la strage di San
Bernardino:"... right now people on the no-fly list can walk
into a store and buy a gun. That's insane. If you're too dangerous
to board a plane, you're too dangerous by definition to buy a
gun...". In parole povere Obama crede sia folle che le persone
nella no-fly
list possano entrare in un negozio e comprare un arma. E non ha tutti
i torti.
Il presidente Obama ha più
volte provato a riformare il mondo delle armi, con scarso successo.
Poco tempo dopo la strage nella Sandy Hook Elementary School si
convince che è giunto il momento di fare qualcosa, e annuncia di
voler proporre delle riforme per limitare l'uso delle armi e per
regolamentarne la vendita. Non l'avesse mai detto...
"Queste riforme non
s'hanno da fare!" rispondono a voce alta le lobby delle armi
come la National
Rifle Associaton, meglio nota con l'acronimo NRA. Citando
Wikipedia (perchè Wikipedia "è bello"... no, non mi
pagano per farlo!), la NRA è "spesso considerata come una
delle più potenti organizzazioni degli Stati Uniti," ed
ancora "una delle più influenti lobby politiche degli Stati
Uniti, considerata la sua abilità di distribuire grandi quantità di
voti alle elezioni."
Alcuni sostengono che ogni
regolamentazione andrebbe contro il secondo emendamento, e quindi
essere di fatto incostituzionale. Altri credono che delle riforme
siano necessarie. È l'opinione dello stesso Presidente mentre
assicura i normali possessori di armi che possono stare tranquilli,
perchè il loro diritto in vigore da 227 anni non verrebbe toccato,
bensì regolato. Poi ci sono quelli che difendono i propri interessi
economici, quindi chi fabbrica e vende armi, oltre ai possessori di
poligoni di tiro. Ecco la Lobby (notare la L maiuscola).
Mentre il Presidente cerca
invano di negare l'accesso alle armi alle persone instabili come ai
malati di mente, la lobby come un nuovo Leviatano smuove le sue
possenti membra raggiungendo capillarmente ogni contesto cittadino e
rurale, e sposta consensi essenziali per una campagna elettorale
vittoriosa. Ma, cosa ancora più importante, mobilita i politici sul
proprio libro paga, senza fare distinzioni tra Democratici e
Repubblicani, cosicchè non si faccia ciò che molti chiedono. Va
detto che storicamente sono i repubblicani i più conservatori e
legati maggiormente alla NRA, mentre i democratici, che hanno portato
il candidato Barack Obama alla vittoria, sono più progressisti e
aperti al cambiamento. Ovviamente ci sono delle eccezioni.
Il problema attuale che gli
Stati Uniti si trovano ad affrontare è, in my opinion, la
mancanza di un'opinione pubblica forte e coesa in questa lotta,
tutt'altro che di secondo piano. Spesso all'interno degli stessi
partiti ci sono enormi contrasti di opinioni che rendono difficile la
possibilità di trovare una linea d'azione comune. Infatti le riforme
di questo ambito rimangono prerogative accettate solo all'interno dei
singoli stati. Ne è un esempio lo stato di New York che già nel
2013 ha approvato un pacchetto di riforme a tal proposito. Ma il
governo centrale dovrebbe promuovere queste riforme, non ostacolarle.
Ancora una volta le buone
intenzioni vengono sopraffatte dall'enorme peso dei profitti
(riflettiamoci bene). Potremmo parlare di interessi, mazzette,
corruzione ed altre bellissime cose in cui anche l'Italia si gioca i
primi posti, ma sicuramente ci sarà modo più avanti di discuterne.
Vi faccio una domanda di cui
neanche io ho una risposta. Secondo voi, si arriverà mai ad un
accordo sulla regolamentazione? E se si, con che tempistiche? Ma
soprattutto, quanto sangue ancora deve essere versato?
Cosimo
Link utili:
-
https://it.wikipedia.org/wiki/Bowling_a_Columbine
(documentario Oscar 2003)