giovedì 14 gennaio 2016

Armi, Massacri e Interessi a stelle e strisce



Armi, massacri e interessi a stelle e strisce

"Essendo necessaria alla sicurezza di uno stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto."

Questo è il secondo emendamento contenuto nella Dichiarazione dei Diritti americana, costituita da dieci emendamenti, tutti approvati poco dopo la storica Costituzione entrata in vigore nel 1789. Un diritto fondamentale quindi, per gli americani, di poter portare armi per la sicurezza dello Stato, enunciato in maniera semplice e chiara, senza possibilità di interpretazione. Diritto che è entrato nel DNA degli americani, nonostante non ci siano più le scorrerie dei coloni di duecento anni fa. Ma facciamo un passo avanti in tempi a noi più vicini.
Negli ultimi trent'anni sono avvenute in America 62 stragi, massacri di innocenti da parte di persone regolarmente detentrici di armi (in totale 142 tra fucili e pistole). Un piccolo esercito, insomma. I morti non si contano più. Potrei raccontarvi ogni atto di pazzia, ma non è questo il luogo.
Da anni si susseguono fiammelle riformiste che vorrebbero limitare l'uso insensato delle armi. Talvolta si ravvivano dopo ogni "fatto di sangue" ma tendono allo stesso modo ad estinguersi col passare del tempo. Il tempo cura le ferite, dicono. Ma non i morti, dico io.

Vorrei citare un discorso del presidente Obama tenuto pochi giorni dopo la strage di San Bernardino:"... right now people on the no-fly list can walk into a store and buy a gun. That's insane. If you're too dangerous to board a plane, you're too dangerous by definition to buy a gun...". In parole povere Obama crede sia folle che le persone nella no-fly list possano entrare in un negozio e comprare un arma. E non ha tutti i torti.
Il presidente Obama ha più volte provato a riformare il mondo delle armi, con scarso successo. Poco tempo dopo la strage nella Sandy Hook Elementary School si convince che è giunto il momento di fare qualcosa, e annuncia di voler proporre delle riforme per limitare l'uso delle armi e per regolamentarne la vendita. Non l'avesse mai detto...
"Queste riforme non s'hanno da fare!" rispondono a voce alta le lobby delle armi come la National Rifle Associaton, meglio nota con l'acronimo NRA. Citando Wikipedia (perchè Wikipedia "è bello"... no, non mi pagano per farlo!), la NRA è "spesso considerata come una delle più potenti organizzazioni degli Stati Uniti," ed ancora "una delle più influenti lobby politiche degli Stati Uniti, considerata la sua abilità di distribuire grandi quantità di voti alle elezioni."

Alcuni sostengono che ogni regolamentazione andrebbe contro il secondo emendamento, e quindi essere di fatto incostituzionale. Altri credono che delle riforme siano necessarie. È l'opinione dello stesso Presidente mentre assicura i normali possessori di armi che possono stare tranquilli, perchè il loro diritto in vigore da 227 anni non verrebbe toccato, bensì regolato. Poi ci sono quelli che difendono i propri interessi economici, quindi chi fabbrica e vende armi, oltre ai possessori di poligoni di tiro. Ecco la Lobby (notare la L maiuscola).
Mentre il Presidente cerca invano di negare l'accesso alle armi alle persone instabili come ai malati di mente, la lobby come un nuovo Leviatano smuove le sue possenti membra raggiungendo capillarmente ogni contesto cittadino e rurale, e sposta consensi essenziali per una campagna elettorale vittoriosa. Ma, cosa ancora più importante, mobilita i politici sul proprio libro paga, senza fare distinzioni tra Democratici e Repubblicani, cosicchè non si faccia ciò che molti chiedono. Va detto che storicamente sono i repubblicani i più conservatori e legati maggiormente alla NRA, mentre i democratici, che hanno portato il candidato Barack Obama alla vittoria, sono più progressisti e aperti al cambiamento. Ovviamente ci sono delle eccezioni.

Il problema attuale che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare è, in my opinion, la mancanza di un'opinione pubblica forte e coesa in questa lotta, tutt'altro che di secondo piano. Spesso all'interno degli stessi partiti ci sono enormi contrasti di opinioni che rendono difficile la possibilità di trovare una linea d'azione comune. Infatti le riforme di questo ambito rimangono prerogative accettate solo all'interno dei singoli stati. Ne è un esempio lo stato di New York che già nel 2013 ha approvato un pacchetto di riforme a tal proposito. Ma il governo centrale dovrebbe promuovere queste riforme, non ostacolarle.
Ancora una volta le buone intenzioni vengono sopraffatte dall'enorme peso dei profitti (riflettiamoci bene). Potremmo parlare di interessi, mazzette, corruzione ed altre bellissime cose in cui anche l'Italia si gioca i primi posti, ma sicuramente ci sarà modo più avanti di discuterne.
Vi faccio una domanda di cui neanche io ho una risposta. Secondo voi, si arriverà mai ad un accordo sulla regolamentazione? E se si, con che tempistiche? Ma soprattutto, quanto sangue ancora deve essere versato?


Cosimo


Link utili:






domenica 10 gennaio 2016

“Eppure chissà cosa ancora deve accadere”


Their bombs, their guns, their tanks
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Un’ondata di belle notizie dall’Irlanda, in primis: dal via ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, alla mobilitazione in richiesta dell’abrogazione dell'emendamento che vieta le interruzioni di gravidanza, dall’uscita dalla crisi, alla conseguente straordinaria crescita economica.

Questo inizio 2016 mi ha spinto a scrivere due righe, perché per l’Irlanda ricorre il centenario della Rivolta di Sangue, 24 aprile 1916, che fu un po’ la premessa agli infiniti scontri che segnano l’Irlanda fino a un passato poco lontano.

Avete presente la canzone Zombie?

“When the violence causes silence, We must be mistaken.
It's the same old theme since 1916.
In your head, in your head they're still fighting”.

Ecco, così i Cranberries ricordano l’attentato dell'IRA a Warrington, nella contea inglese del Cheshire, Inghilterra, nel vicino 1993. La bomba che tolse la vita ad un bambino di tre anni era stata nascosta in un bidone dell'immondizia.

Per questo il riferimento al 1916: l’orrore da allora non si era fermato; la guerra e la violenza ancora una volta versavano sangue in Irlanda del Nord.
Il motivetto grunge che non riuscirete più a togliervi dalla testa parla proprio della "Lotta per l'indipendenza dell'Irlanda, che sembra durare eternamente". E’ una richiesta di aiuto, una canzone di speranza nella pace tra due nazioni.

Ma risaliamo alle origini per capire questa infinita Guerra civile, con una piccola finestra sul passato.
Dal XVII secolo, l’Irlanda si trovava sotto l’influenza inglese; se partissi più indietro, mi direste che c’è Wikipedia, e fareste bene. Quindi sarò più schematica possibile, un “veloce e indolore” di quelli necessari.

Nel 1801 l’Act of Union scioglie il parlamento irlandese e viene costituito il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda.
La maggioranza cattolica irlandese spera, in contropartita dell'unione, nell’abolizione di leggi che discriminano i cattolici, ma l’emancipazione cattolica (in sostanza l’epilogo dell'esclusione di cattolici e presbiteriani dal Parlamento) è bloccata dal re, ritenendola contrastante con il suo giuramento di difesa della chiesa anglicana.

A questo punto (1823) un certo Daniel O'Connell promuove una campagna per l'abolizione, Repeal, dell'Act of Union, e per l'emancipazione cattolica. Grazie alla numerosa partecipazione ai comizi, non per niente detti monster meetings, nel 1829 si ottiene almeno l’emancipazione (il voto è un’arma potente).

An Gorta Mór”, 1845: la grande carestia delle patate, provoca un’ondata migratoria che ancora oggi lascia il segno.
Arriviamo in questo contesto alla nascita dell’IRB, organizzazione segreta che ha come obiettivo la rivolta armata contro gli inglesi. I suoi seguaci, vi suonerà più familiare, detti Feniani, nel 1867 si lanciano in una fallimentare ribellione armata.

In tutto ciò la nascita della National School segna la fine dell’insegnamento del gaelico a scuola.
Dopo il dettaglio macabro, vi inserisco nel fulcro della questione.

Nel 1916, aprendo le porte della Liberty Hall di Dublino, incontravamo l’Irish Socialist Republican Party, organizzazioni femminili, sindacati, redazioni di giornali.
La Hall nata spazio ricreativo, di educazione e istruzione per i loro ragazzi, ben presto diventata strumento dei movimenti insurrezionalisti per preparare i giovani irlandesi alla lotta armata.
La Hall plasmatrice delle menti, che hanno ideato la Pasqua di Sangue: a credere in una rivolta indipendentista che avrebbe portato tutta l’Irlanda alla rivoluzione sociale, James Connolly, sindacalista e rivoluzionario irlandese, che, nel 1913 aveva creato l’ICA (Irish Citizen Army, per difendere lavoratori e scioperanti dalla Dublin Metropolitan Police) e una fazione degli Irish Volunteers guidata da Patrick Pearse, poeta teorico della rinascita dell’identità gaelica.

Primo passo dunque la conquista di Dublino, con l’occupazione delle Poste Centrali, su O’connel street. Poi, proclamato il “Governo provvisorio della Repubblica d’Irlanda”, Pearse legge la dichiarazione d’indipendenza: libertà religiosa e civile, parità di diritti per tutti i cittadini.  Passaggio cruciale la creazione dell’esercito della nuova repubblica: l’IRA (Irish Republican Army), nato dalla fusione dei Volunteers e dell’ICA.

Eppure la rivolta non suscita l'entusiasmo sperato ed è repressa dopo pochi giorni. Ovviamente tutto sarebbe potuto finire qui.
Al contrario l’imposizione della legge marziale e le esecuzione di James Connolly e di Patrick Pearse, mutò radicalmente l'atteggiamento della pubblica opinione verso gli inglesi.
A parer mio questo è l’incipit di tutto, il punto di rottura che porta alla Irish War of Independence. Non tanto la rivolta in sé, ma piuttosto la repressione violenta di essa.

Ma questo ha relativamente poca importanza: mi riferisco a ciò che già starete pensando, cioè chi aveva ragione, chi torto; non voglio, con questo articolo, né negare le ragioni dei ribelli, né giustificarle. Nemmeno mi ritengo sostenitrice di un ostinato pacifismo, ma vorrei mettere in luce come la violenza si sia imposta nella nostra realtà, diventandone parte integrante.

Vorrei invece che le mie parole, partendo dallo specifico esempio, portassero ad più ampio ragionamento sul tema: non per coincidenza mi sono trovata a scrivere dopo aver letto le parole di Einstein: “ricordatevi che siete umani e dimenticatevi tutto il resto”.

Vi chiedo e mi chiedo: dato che è tutta una reazione in risposta ad un’azione, e che penso siamo quasi tutti in accordo sul fatto che la violenza non ha mai risolto i problemi della storia, è accettabile schierarsi con chi apporta disumanità perdurando nella violenza, anche se per l’affermazione della propria identità? Dubitare è giusto, è umano; in effetti lo è anche aspirare all’indipendenza. I Cranberries non ci stanno e voi?

Mi vengono in mente le parole di Terzani, in odore di Ghandi, in un contesto che non trovo affatto dissimile:” non arrendiamoci all’inevitabilità di nulla, tanto meno all’inevitabilità della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta.”

Seguiranno a breve altri pezzi sull’Irlanda per continuare a riflettere sul tema, magari anche senza trovare una risposta alla mia stessa domanda, quindi sperando nei vostri commenti.

Caterina


Link interessanti:




http://www.hallamor.org/1840-the-repeal-association-is-founded-by-daniel-oconnell/