giovedì 18 febbraio 2016

“Eppure chissà cosa ancora deve accadere”


Tell me who has won?

Come promesso, torniamo in quel dell’Irlanda del Nord. Vi avevo lasciati al 1916, con la Rivolta di Pasqua; ora facciamo un bel salto in avanti, oltre la guerra di Indipendenza, salutiamo il Trattato di pace del 1921, tralasciamo gli attentati dell’IRA negli anni 50, e siamo arrivati.

Gli anni tra il 69 e il 72, si riassumono con lo slogan “You are now entering Free Derry”: scritta dipinta nel Gennaio 1969, su un muro di un edificio nel Bogsite, nella città di Derry. L’artista di questo ospitale messaggio era probabilmente molto entusiasta della recente autodichiarazione con cui si mutava lo status della zona in area autonoma, perciò soprannominata Libera Derry. L'area, che comprendeva i quartieri Bogside e Creggan, era stata barricata da attivisti locali a seguito di una incursione nel Bogside di membri del Royal Ulster Constabulary (RUC). I mesi successivi furono oggetto di accese tensioni, che videro i residenti intenti a chiudere la zona sia al RUC che all’esercito britannico, fintanto che le loro richieste non fossero state soddisfatte. Situazione protrattasi fino a ottobre 1969, quando la polizia militare fu autorizzata a entrare. Intanto la popolazione di Free Derry dava il suo sostegno all’IRA, con un aumento dei reclutamenti. Non aiutò la decisione del governo di introdurre l'internamento senza processo il 9 agosto 1971: in risposta le barricate vennero erette ancora una volta nel Bogside e nel Creggan. Questa volta, le aree “no-go” di Free Derry erano difese da membri armati di entrambe le IRA. Si avanzava così, un punto a testa alla volta, in un interminabile pingpong giocato con le armi.

Come si giunse tuttavia ad un cessate il fuoco da parte dell’IRA, ve lo anticipo per poi riprenderlo fra poco; è passato alla storia con il nome di Bloody Sunday.
Dopo un fallito tentativo di dialogo con il governo britannico, la decisione del governo stesso di muoversi contro le aree "no-go", segna la fine di un’era. Free Derry moriva il 31 luglio 1972, quando migliaia di truppe britanniche occuparono l'area con blindati e bulldozer.

Culmine di uno scontro implacabile fu il 30 Gennaio 1972, il già citato Bloody Sunday, la Domenica di Sangue. Nel clima di tensione tra unionisti e nazionalisti irlandesi, la Northern Ireland Civil Rights Association, organizzò una manifestazione in favore delle garanzie procedurali negate ai detenuti. Nel corso del corteo pacifico, pur non autorizzato dal governo, a un gruppo di paracadutisti dell’esercito britannico venne dato l’ordine di disperdere la folla. A quel punto, i militari aprirono il fuoco sui manifestanti disarmati, che marciavano per le strade del Bogsite. Ventisei dei manifestanti per i diritti civili furono colpiti durante la sparatoria, tredici dei quali morirono quel giorno, una quattro mesi dopo per le ferite riportate.

Un inaccettabile scandalo che mobilitò l’opinione pubblica di tutta Europa. Probabilmente ne avrete sentito parlare, lo avrete vissuto magari tramite i ricordi dei ragazzi di allora, ragazzi come mio padre, che me ne parla con amarezza. Anche Paul Hewson lo era, un ragazzino di 11 anni. Dieci anni dopo, il ricordo è ancora vivo nel giovane irlandese: nasce così Sunday Bloody Sunday, brano che è diventato negli anni un inno contro la violenza, oltre che una delle canzoni più famose degli U2. Il testo scritto da Bono è sempre di straordinaria attualità, parole allibite di fronte all'assurdo odio che divide coloro che dovrebbero essere uniti, alla “trincea scavata nei nostri cuori”, a “madri, bambini, fratelli, sorelle lacerati”.

La vicenda è stata raccontata anche nel film drammatico Bloody Sunday, tratto dal best-seller Eyewitness Bloody Sunday di Don Mullan. Immaginatevi quindicenni spavaldi e orgogliosi, uscire di casa per partecipare alla vostra prima marcia per i diritti civili, senza alcun motivo per prevedere quel che capiterà. Mullan aveva 15 anni, quando vide il fuoco lasciato cadere sulla sua testa da tute verdi nel cielo. Adesso potete capire il contributo che i suoi ricordi ebbero nella decisione del primo ministro Tony Blair ad aprire, nel 1998, una nuova inchiesta su quel controverso pezzo di storia, si dice la più lunga e costosa nella storia legale britannica (12 anni).

Notizia fresca è che la giustizia sembra aver fatto il suo corso: grazie ad una nuova indagine, dopo ben 43 anni dalla strage impunita, è arrivato l’arresto di un ex paracadutista di 66 anni, con l’accusa di aver sparato a una delle quattordici persone che persero la vita quel giorno. L’arresto ha dato il via a una successiva fase della nuova inchiesta aperta da David Cameron nel 2010, dopo essersi formalmente scusato a nome dell’esercito britannico per l’accaduto.

Ci sono voluti 43 anni di ingiustizia prima che qualcuno pagasse per un crimine senza fondamento, compiuto a sangue freddo, contro la vita di uomini innocenti e disarmati. Quello della giustizia è un corso tortuoso e lungo e lento, però che ne dite, potrebbe essere la vera speranza, forse l’unica, per portare avanti quel processo di pace in Irlanda del Nord, ambito da molto e da molti, ma che sempre, sembra ancora dover iniziare? E forse potremo rispondere alla domanda di Bono “There's many lost, but tell me who has won?” proprio con la parola giustizia. Potrà la giustizia bastare a creare la riconciliazione e, come chiedeva Paul McCartney al suo popolo, a “ridare l’Irlanda agli irlandesi”?

Infine un ultimo spunto di riflessione: il soldato che è stato arrestato, effettivamente ha solo eseguito gli ordini dall’alto, e in effetti il militare deve sempre eseguire gli ordini. Però è anche vero che ogni altra norma prima di tutto è subordinata alla Costituzione. Dunque se il compito delle forze armate è proteggere la Patria, difendere le libere istituzioni e la collettività nazionale, questo può realizzarsi solo nel rispetto dei diritti costituzionali. E’ proprio questo che dà da pensare: perché questo potrebbe/dovrebbe fornire ai militari il diritto, e il dovere, di non eseguire gli ordini che ledono diritti del cittadino, come quello di riunirsi pacificamente?

Caterina





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