giovedì 24 dicembre 2015

Buon natale, dall'Italian Hall.


Congelati nel tempo
Oggi 24 dicembre 1913, ricorre la strage dei minatori in sciopero e dei loro figli
The piano played a slow funeral tune
And the town was lit up by a cold Christmas moon
The parents they cried and the miners they moaned
"See what your greed for money has done"

Woody Guthrie canta, in “1913 Massacre”, una strage dimenticata.
Michigan, vigilia di Natale del 1913; in pieno sciopero dei minatori, a Calumet, divenuto in pochi anni uno dei centri più importanti del mondo per l'estrazione del rame, dopo la scoperta di ricchi giacimenti. Erano emigrati per Calumet i minatori di tutta Europa: soprattutto finlandesi, svedesi e italiani.
L’America non era certo famosa per la tutela dei lavoratori e i minatori erano ben lungi da essere esenti da questa situazione: giornate in cava pagate una miseria e zero sicurezza sul lavoro, morti all’ordine del giorno.
Succedeva ora in altre città, di vedere minatori in sciopero: nel 1913 i minatori di Calumet iniziarono il loro, sotto la guida di Annie Clemenc, sì miei cari, una donna, anche se talmente tenace da essere chiamata "Big Annie”.
Le conseguenze non furono certo quelle sperate: il presidente della Western Federation of Miners, Charles Moyer, rifiutò ogni concessione alle richieste dei minatori e le milizie private assoldate dalle compagnie minerarie attaccarono la folla e uccisero otto di quei disgraziati.
Nonostante ciò i minatori non si arrendevano: da Luglio, arrivarono in sciopero a Natale, alle porte l’inverno del Michigan, quei -10 °C medi, -5 nei giorni fortunati.
In risposta al gelo imminente, “Big Annie” organizzò un’umile festa natalizia nel salone dell’Italian Hall. Gli italiani si sa, quando si trasferiscono non vogliono rinunciare alle proprie tradizioni e vogliono sentirsi a casa: e per questo avevano costruito, con i risparmi di una vita, la «Società mutua beneficenza italiana», edificio in mattoni con tanto di bar al piano terra, detta appunto Italian Hall. Minatori e figli, riuniti a festeggiare, dimenticando gli stenti e la lotta per un momento.
Momento di felicità interrotto bruscamente: «gli scagnozzi del boss del rame - canta Woody - ficcarono le teste nella porta / e uno di loro urlò: "C' è un incendio!" / Una donna gridò: "Non c' è niente del genere! / Continuate la festa, non c' è niente del genere!"». Non si seppe mai con certezza chi fosse stato a urlare la notizia del falso incendio, anche se nelle vicinanze erano stati visti le milizie private delle compagnie minerarie, quel che si sa è che quando arrivarono alle uscite, le porte erano state sbarrate. il panico che seguì uccise 73 persone, per lo più bambini italiani e scandinavi, schiacciate a morte sulla scala d'uscita (la "Fatal Stairs").
Di quell’orrore, oltre alle notizie in rete, rimangono due canzoni poco conosciute, qualche libro e un'opera teatrale mai tradotta in Italia. Calumet, finita l'era del rame, si è ridotta a un paesino dieci volte più piccolo di quel che era. L'Italian Hall è stata abbattuta vent' anni fa. Sui giornali italiani, nemmeno una riga che si riferì a quella strage.
«Non ho mai veduto una cosa così terribile / Portammo i nostri bambini su accanto al loro albero di Natale / I poco di buono di fuori ancora ridevano...»
Mille parole e ipotesi, seppur basate sull’analisi di moventi e comportamenti passati, non potranno mai assicurare con certezza chi urlò “Al fuoco” quella Vigilia, ma secondo me nemmeno importa oramai.
Quel che è necessario è “sprecare” un pensiero anche per queste altre vittime innocenti, dato che la storia per loro ha “sprecato” poche parole.


For all that we've made with our labor and pain
For all of the progress we ever have gained
The lesson we learn from your greed and your shame
Will always be frozen in time”

"Frozen in Time - Larry Penn"


Buon natale.






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