Congelati nel tempo
Oggi
24 dicembre 1913, ricorre la strage dei minatori in sciopero e dei
loro figli
The
piano played a slow funeral tune
And the town was lit up by a cold Christmas moon
The parents they cried and the miners they moaned
"See what your greed for money has done"
And the town was lit up by a cold Christmas moon
The parents they cried and the miners they moaned
"See what your greed for money has done"
Woody
Guthrie canta, in “1913 Massacre”, una strage dimenticata.
Michigan,
vigilia di Natale del 1913; in pieno sciopero dei minatori, a
Calumet, divenuto in pochi anni uno dei centri più importanti del
mondo per l'estrazione del rame, dopo la scoperta di ricchi
giacimenti. Erano emigrati per Calumet i minatori di tutta Europa:
soprattutto finlandesi, svedesi e italiani.
L’America
non era certo famosa per la tutela dei lavoratori e i minatori erano
ben lungi da essere esenti da questa situazione: giornate in cava
pagate una miseria e zero sicurezza sul lavoro, morti all’ordine
del giorno.
Succedeva
ora in altre città, di vedere minatori in sciopero: nel 1913 i
minatori di Calumet iniziarono il loro, sotto la guida di Annie
Clemenc, sì miei cari, una donna, anche se talmente tenace da essere
chiamata "Big Annie”.
Le
conseguenze non furono certo quelle sperate: il presidente della
Western Federation of Miners, Charles Moyer, rifiutò ogni
concessione alle richieste dei minatori e le milizie private
assoldate dalle compagnie minerarie attaccarono la folla e uccisero
otto di quei disgraziati.
Nonostante
ciò i minatori non si arrendevano: da Luglio, arrivarono in sciopero
a Natale, alle porte l’inverno del Michigan, quei -10 °C medi, -5
nei giorni fortunati.
In
risposta al gelo imminente, “Big Annie” organizzò un’umile
festa natalizia nel salone dell’Italian Hall. Gli italiani
si sa, quando si trasferiscono non vogliono rinunciare alle proprie
tradizioni e vogliono sentirsi a casa: e per questo avevano
costruito, con i risparmi di una vita, la «Società mutua
beneficenza italiana», edificio in mattoni con tanto di bar al piano
terra, detta appunto Italian Hall. Minatori e figli, riuniti a
festeggiare, dimenticando gli stenti e la lotta per un momento.
Momento
di felicità interrotto bruscamente: «gli scagnozzi del boss del
rame - canta Woody - ficcarono le teste nella porta / e uno di loro
urlò: "C' è un incendio!" / Una donna gridò: "Non
c' è niente del genere! / Continuate la festa, non c' è niente del
genere!"». Non si seppe mai con certezza chi fosse stato a
urlare la notizia del falso incendio, anche se nelle vicinanze erano
stati visti le milizie private delle compagnie minerarie, quel che si
sa è che quando arrivarono alle uscite, le porte erano state
sbarrate. il panico che seguì uccise 73 persone, per lo più
bambini italiani e scandinavi, schiacciate a morte sulla scala
d'uscita (la "Fatal Stairs").
Di quell’orrore, oltre alle
notizie in rete, rimangono due canzoni poco conosciute, qualche libro
e un'opera teatrale mai tradotta in Italia. Calumet, finita l'era del
rame, si è ridotta a un paesino dieci volte più piccolo di quel che
era. L'Italian Hall è stata abbattuta vent' anni fa. Sui giornali
italiani, nemmeno una riga che si riferì a quella strage.
«Non
ho mai veduto una cosa così terribile / Portammo i nostri bambini su
accanto al loro albero di Natale / I poco di buono di fuori ancora
ridevano...»
Mille
parole e ipotesi, seppur basate sull’analisi di moventi e
comportamenti passati, non potranno mai assicurare con certezza chi
urlò “Al fuoco” quella Vigilia, ma secondo me nemmeno importa
oramai.
Quel
che è necessario è “sprecare” un pensiero anche per queste
altre vittime innocenti, dato che la storia per loro ha “sprecato”
poche parole.
“For
all that we've made with our labor and pain
For
all of the progress we ever have gained
The
lesson we learn from your greed and your shame
Will
always be frozen in time”
"Frozen in Time - Larry Penn"
"Frozen in Time - Larry Penn"
Buon
natale.
Qualche
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