domenica 11 settembre 2016

Il Dovere dello Stato

Il Dovere dello Stato

"Spero che nessuno, oggi, metta più in dubbio che l'unico fine per cui i governi sono stati istituiti sia quello di provvedere al bene di coloro che vi sono sottomessi. La scienza del governo è dunque la scienza che si occupa della felicità dell'uomo: e tenendo conto che la felicità si compone di aspetti diversi, possiamo provare a definire questa scienza come la conoscenza dei mezzi per procurare ai popoli la più grande libertà, sicurezza, serenità e virtù insieme alla più grande ricchezza, alla salute e alla forza di cui essi possano godere simultaneamente."

Cito integralmente un frammento del testo di Sismonde de Sismondi, del 1803, per introdurre un argomento a me molto caro. Non serve un'occasione particolare per parlarne visto che la maggior parte dei governi, ogni giorno, fornisce pretesti per scatenare pure delle rivoluzioni. In molti siamo a conoscenza delle malefatte della classe dirigente che, come un antico albero dalle radici molto profonde, e marce, non casca con nessuna tempesta, quindi non farò nomi.
Sono passati duecento anni. A distanza di due secoli, le parole dell'intellettuale francese sembrano scontate. Ed è proprio questa impressione una colpa grandissima di tutti i cittadini dei paesi democratici.
Vorrei spiegare molto banalmente un concetto essenziale per capire i problemi contemporanei, senza far riferimenti precisi alle teorie di Locke e Hobbes.
Possiamo ipotizzare, seguendo banalmente le loro idee, che gli uomini abbiano stipulato un contratto sociale col fine di garantire a tutti pace, prosperità e felicità, in modo da evitare la prevaricazione del più forte sul più debole. Questo contratto dà vita ai governi, il cui obiettivo dovrebbe essere quello magistralmente illustrato da de Sismondi. Purtroppo però sono pochi i casi in cui essi si preoccupano della felicità e del benessere dei cittadini. Sono ancor meno gli stati che utilizzano tabelle basate sulla felicità delle persone (unico caso che conosco è l'illuminato Buthan), invece di usare il reddito medio.
Potremo parlare anche dei milioni di enti non-governativi, delle tantissime associazioni e dei singoli cittadini che sopperiscono all'assenza dello Stato. Ma meglio di no, perchè se parli troppo di chi è più grande di te potrebbe finire male. Siamo in democrazia, dopo tutto.

Ma arriviamo al dunque. È il terremoto la causa scatenante di questo pezzo. Una strage terribile che si poteva evitare. E si doveva evitare, visto che la nostra penisola ha precedenti importanti. Era il 23 novembre 1980 e un sisma uccise 2914 persone e ne ferì più di novemila. Non fu il primo disastro naturale di questo genere, non fu l'ultimo. Ma ho preso questo come caso esemplare (uno dei tanti) del malfunzionamento dello Stato.
Era il 23 novembre 2015 quando a Potenza sono stati consegnati i primi alloggi popolari agli sfollati di quella catastrofe. Trent'anni durante i quali alcuni superstiti sono morti, molti altri se ne sono andati. Qualcuno però ha vissuto nei prefabbricati per tutto questo tempo, gli stessi fabbricati che dovevano risolvere l'emergenza abitativa nel breve termine.
Riguardo il terremoto di Amatrice tutti gli esponenti del governo si sono impegnati, a parole, a non dimenticarsi dei sopravvissuti. Tante bellissime parole, visi commossi. Sicuramente erano tutti sinceri. Però qualcuno è consapevole delle problematiche a cui va incontro un essenziale progetto di ricostruzione, secondo le normative anti-sismiche, dei paesi colpiti.
Ho paura che, quando la terra cesserà di tremare e i corpi verranno sepolti, i politici si scorderanno di questa brutta storia per dedicarsi ad altre questioni per loro più importanti. Forse si dedicheranno all'acquisto di aerei da guerra per contrastare l'avanzata dello Stato Islamico (come se loro avessero aerei simili). Forse si intratterranno in viaggi interstellari alla ricerca di accordi planetari per favorire i commerci tra pianeti (ironicissimo, vedi TTIP).
Non so cosa succederà, ma posso predire cosa non succederà. Perchè la storia, a volte, si ripete, e se si è ripetuta già una volta (vedi il terremoto dell'Aquila), perchè non potrebbe ripetersi di nuovo?
Lo Stato deve provvedere a ridare dignità alle vite dei terremotati, così come deve aiutare chi è in difficolta anche senza essere colpito da tali calamità. Se questo vuol dire indebitarsi, allora ci indebitiamo. Se questo vuol dire sacrificarsi, ci sacrifichiamo. Ma non venite a chiedere il sacrificio del vostro popolo se voi stessi non volete sacrificarvi. Non venite a dirmi che i soldi non sono disponibili perchè tutti impegnati a salvare le banche.
Non osate procrastinare ciò che ha la priorità assoluta, e cioè la vita delle persone. Non questa volta.

Spero che in qualcuno di voi, pochissimi scelti, si sia acceso un fuoco interno. Una fiammella che deve ardere finchè ogni singolo sfollato di ogni singola catastrofe non troverà un riparo dignitoso e sicuro. Finchè lo stato non si occuperà del suo popolo, dovremo indignarci e protestare.
Spero che voi, cari lettori, riuscirete a condividere questo mio pensiero con chi arde come noi, arrabbiati per abitare in un paese così bello e allo stesso tempo abbruttito da una politica nociva a tutti.
Spero, infine, che le nostre parole non si perdano sulla distesa infinita dei caratteri del web.


Cosimo

6 commenti:

  1. Bello.
    Penso però che il governo non abbia il dovere di garantire la felicità delle persone ma la sua sicurezza, i suoi diritti, i suoi interessi,insomma una vita sana

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    1. Non è un interesse delle persone e un diritto essere felici? Potrebbe essere lo stato più militarmente difeso al mondo, magari, ma con gli abitanti più tristi. Sicuramente lo stato deve occuparsi anche delle questioni che hai citato tu. Ma siamo sicuri solo di quelle? Chissà?

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    2. Idealmente uno Stato Giusto alla ricerca della felicità sarebbe meraviglioso, ma è utopia tanto quanto il comunismo che non diventa dittatura. Nel concreto viviamo nel 2016, Era del consumismo, dove ogni mossa viene compiuta non tanto in nome di un ideale, quanto alla rincorsa di interessi.Stando con i piedi per terra, senza finire dell'idealismo classico di noi di sinistra, gli interessi servono pure perché senza denaro e senza gerarchie saremmo allo sbaraglio e probabilmente morti. A parte il fatto che credo la felicita sia fatta di attimi e non sia uno stato d'animo duraturo, penso essa necessiti certamente di una buona base di benessere che può derivare da uno stato ben gestito, però poi sia un insieme di relazioni e vissuti che vanno ben oltre. Uno Stato ben gestito non so neppure io come dovrebbe essere, rispetto al nostro certo con un welfare più forte ed un individualismo minore.

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    3. Sicuramente uno stato che renda felici le persone è utopia, e non ha senso discutere dell'irrealizzabile senza concludere niente. Credo però che sia possibile, e non solo a livello teorico, l'esistenza di uno stato che tenti di rendere migliore la vita dei cittadini, con tante piccole riforme che possono aiutare a diminuire lo stress (che è come un muro, a mio avviso, che ostacola il godere di tutte le piccole cose che ci circondano). L'era in cui viviamo, dominata dal guadagno, non aiuta questo progetto e sicuramente è venuto in mente a pochi. Ma sulla possibile realizzazione a livello pratico di qualcosa di simile, io sono convinto.
      Certo che la felicità è un tema difficile da trattare, definirla è più arduo di uno sbarco lunare!

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    4. Sul fatto che non sia compito dello Stato garantire direttamente la felicità, sono d'accordo. Ogni persona, del resto, ha il diritto di occuparsi della sfera delle proprie emozioni senza eccessive ingerenze. E' anche vero, però, che lo Stato deve mettere i cittadini in condizione di potersi procurare quella felicità (o meglio serenità). Senza stare sul vago e sull'astratto, questo vuol dire esattamente intervenire quando qualcuno è davvero in difficoltà: i terremotati, i disabili (siccome veniamo dalle Paralimpiadi mi sembra giusto citarli), chiunque sia più debole a causa della sfortuna o delle malefatte di qualcuno. Come dici tu, Cosimo, se riusciremo noi stessi a non dimenticarcene allora avremo già fatto qualcosa di importante. Se poi riusciremo a ricordarlo a chi ha più potere di noi, beh, in quel caso potremo esserne davvero felici.

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    5. Caro Elevian, ti rispondo in mortale ritardo e ti rinnovo le mie scuse.Per osaconoscere è un periodo un po' turbolento, e per me pure.
      Sono perfettamente d'accordo con te. L'idea che sia compito dello stato garantire la felicità dei cittadini è purtroppo un'utopia. Ma sul fatto che una politica etica possa aiutare le persone a vivere meglio, non lo metto in dubbio. forse utopia anche questa? Comunque sia, non dimentichiamoci che lo stato siamo (o dovremmo essere) noi!

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